Recensione

Per chi è cresciuto negli anni ottanta Ghostbusters, uscito nel 1984, è una delle pellicole di culto di quell’epoca. Il film univa azione, umorismo ed effetti speciali niente male, ma il successo continuò anche al di fuori dei botteghini. Chiunque in giro canticchiava la canzone di Ray Parker, Jr., tutti i bambini avevano il famoso logo del fantasma come toppa sul giubbotto di jeans e gli adulti sognavano di avere la Ectomobile come propria vettura. Quest’anno ricorrono i 25 anni dall’uscita del film, Ghostbusters è ancora un brand conosciuto, e l’unica sua pecca è quella di non avuto un videogioco degno di nota in un quarto di secolo, anzi ricordo personalmente con orrore il gioco per Commodore 64 di David Crane, tanto che caricavo la mia cassettina originale solo per giocare ad una versione di Space Invaders che allietava i lunghi tempi di caricamento. Quale occasione migliore quindi, per festeggiare l’anniversario con un bel videogioco, in attesa del terzo capitolo cinematografico?
Ghostbusters: Il Videogioco è ambientato nel 1991, due anni dopo le vicende narrate in Ghostbusters 2. Mahnattan è di nuovo sotto una massiccia invasione di entità ectoplasmatiche ed il lavoro va quindi a gonfie vele per i quattro acchiappafantasmi, tanto da costringerli ad assumere un quinto elemento per la squadra. Nei panni del neo-assunto senza passato e senza nome avremo l’ingrato compito di testare le attrezzature sperimentali messe a punto da Egon, e di accompagnare i quattro nella loro opera di disinfestazione. Indossando il nostro personale zaino protonico faremo il nostro periodo di apprendistato, imparando come catturare alla perfezione un fantasma. Il manuale del perfetto acchiappafantasmi dice infatti che la preda va prima inseguita o cercata con il rivelatore, quindi immobilizzata con il raggio protonico, indebolita fino a far sparire la sua barra energetica, ed infine catturata trascinandola e bloccandola nel cono di luce emanato dalla trappola, per il tempo necessario affinchè venga risucchiata. Ovviamente queste manovre sono più facili a dirsi che a farsi, i vari fantasmi si muoveranno velocemente cercando di scappare, e noi dovremo essere bravi e veloci ad opporre una resistenza contraria alla loro direzione, in modo simile a quanto succede nei giochi di pesca. Sulle prime catturare i fantasmi è davvero divertente, una vera pacchia per chi da bambino ha sempre sognato di fare l’acchiappafantasmi, ma verso metà gioco anche i fan all’ultimo stadio noteranno l’eterno ripetersi delle stesse azioni. Ci sono, è vero, fantasmi che vanno attaccati per forza con le altre tre armi a disposizione, ma per buona parte di loro basta e avanza il buon raggio protonico. Una maggiore varietà non avrebbe guastato, penso ad esempio a delle sezioni alla guida della Ecto 1, anche perché, se nelle prime fasi di gioco Ghostbusters sembra concedere molta libertà al giocatore, in realtà l’azione è incanalata su binari prestabiliti e la libertà decisionale è nulla. Non si può fare di testa propria, non è possibile prendere strade alternative per avanzare, insomma, bisogna recitare un copione già scritto. A ricordarcelo ci saranno porte sbarrate ed altre apribili solo con l’intervento dei nostri compagni, che in altri frangenti resteranno a loro volta bloccati in attesa della nostra mossa azzeccata. Per ovviare a questo problema non sarebbe stata una cattiva idea implementare una modalità cooperativa in locale oppure online. Purtroppo bisogna accontentarsi solo del multiplayer online, che permette a quattro giocatori, impersonando in questo caso i Ghostbusters storici, di sfidarsi in cinque modalità diverse: Contenimento, Distruzione, Protezione, Slime Dunk e Sopravvivenza. Discretamente divertenti, ma con la sensazione che siano state pensate come semplice riempitivo da affiancare alla campagna singola.