Recensione
God of War: Chains of Olympus
Di cosa è capace Kratos lo abbiamo visto tutti nei due episodi per PlayStation 2, ma nessuno sa esattamente come il guerriero spartano ha trascorso gli anni intercorsi tra l’uccisione della moglie e della figlia Calliope ed il primo God of War. Ora potremo scoprirlo su PSP grazie ai valenti programmatori della Ready At Dawn, ma riuscirà la console portatile della Sony a contenere la sete di vendetta di Kratos?
Piccolo ma cattivo
Le vicende che fanno da sfondo God of War: Chains of Olympus sono antecedenti ai fatti descritti nel primo episodio per PlayStation 2. Kratos giura fedeltà agli Dei dell’Oimpo e si mette al loro servizio, chiedendo in cambio la libertà dagli incubi che lo tormentano. Ma finora Kratos ha trovato un po’di pace solo nelle guerre e nei combattimenti, questa volta gli Dei lo hanno scelto per combattere i Persiani che hanno invaso la città di Attica, una missione che Kratos porta a termine con estrema facilità e che non può soddisfarlo. Mentre chiede agli Dei qualcosa di più interessante la terra viene avvolta dalle tenebre, il Dio del Sole è stato rapito da Atlante e il Carro di Elio senza guida è precipitato sulla terra, Morfeo sta imprigionando il mondo nella sua morsa e solo Kratos può salvare Dei e umani.
I fans della serie saranno felici di sapere che la giocabilità di God of War: Chains of Olympus non si discosta di una virgola dai precedenti episodi, riproponendo lo stesso mix di azione (molta) ed enigmi (pochi) che ne hanno decretato il successo. Tornano quindi le combo, gli oggetti da trovare per sbloccare nuovi poteri, casse e corpi da usare per aprire le porte, i forzieri, spesso nascosti, che celano al loro interno gli Occhi di Gorgone e le Piume di Fenice che incrementano la barra vitale e quella magica, che vanno invece ripristinate grazie ai forzieri verdi e blu. Per fare del male Kratos può contare ancora sulle letali Lame del Caos, ma anche su una serie di armi e magie inedite, come il Guanto di Zeus, utile anche per rompere degli oggetti, il demone Efreet, utilissimo per danneggiare più nemici alla volta, o la Luce dell’Alba e la Collera di Caronte, indispensabili per colpire i nemici lontani. Naturalmente armi e magie sono potenziabili nell’apposito menù, grazie alle sfere rosse lasciate dai nemici o raccolte distruggendo gli oggetti. Nonostante la perdita dei tasti L2, R2 e dello stick analogico destro, che ha costretto ad una combinazione un po’scomoda per la schivata (L+R+stick analogico), i controlli risultano intuitivi e Kratos risponde in maniera ottimale ai comandi, l’unica eccezione è rappresentata dai minigiochi fatti di tasti da premere quando bisogna uccidere un boss o giustiziare un nemico comune, finché si tratta di premere una sequenza di tasti va tutto bene, ma quando si è chiamati a disegnare delle mezzelune con lo stick analogico cominciano i dolori.
Un gioiellino
La grafica di GoW: Chains of Olympus è a dir poco stupefacente: la maestosità degli scenari, la bellezza delle textures, l’assenza quasi totale dell’aliasing e l’uso perfetto dei colori regalano uno spettacolo visivo senza pari, specie considerando che si sta parlando di un portatile. Kratos ha mantenuto immutate le sue movenze e le animazioni sono rimaste fluide restituendo per intero la cattiveria dello spartano. Il bello è che tutto ciò non ha un prezzo da pagare in termini di lunghi caricamenti che rischierebbero di spezzare l’azione, i livelli si susseguono uno dietro l’altro, senza sosta, uniti tra loro da meravigliose sequenze animate. L’unica pecca che ho trovato, ma è più giusto dire che si tratta di un mio modo personale di intendere le cose, è la mancanza di boss grossi e cattivi a cui far mordere la polvere, un vero peccato, anche perché il Basilisco persiano del primo livello illude in questo senso. Il sonoro si dimostra pienamente all’altezza della grafica, musiche ben orchestrate accompagnano alla perfezione lo svolgimento del gioco e la completa localizzazione in italiano, opera degli stessi doppiatori degli episodi su PS2, aiuta a comprendere al meglio la storia del gioco che non si rivela proprio semplicissima.
Conclusioni
Alla Ready At Dawn avevano dimostrato di saperci fare già con il precedente Daxter, ma ora hanno superato ogni più rosea aspettativa. God of War: Chains of Olympus ripropone l’azione e le situazioni dei capitoli usciti su PlayStation 2, siparietto sexy incluso, condensandoli in un gioco che risulta un acquisto obbligatorio per i possessori di una PSP. Selezionando il livello di difficoltà medio, a Kratos occorrono circa otto ore per uccidere il boss finale e portare termine la sua missione, a mio parere troppo poche, nonostante il buon numero di extra sbloccabili come le sfide di Ade o i costumi alternativi che trasformano Kratos in una patata, in un mimo oppure in un guerriero scozzese.
Pro
- La migliore grafica mai vista su PSP;
- Molti extra da sbloccare…;
Contro
- …ma finisce comunque troppo in fretta;
Voto
9grafica:10
sonoro:9.5
giocabilità:9
longevità:8
Info
Genere
Azione/Avventura
Versione
PAL
Giocatori
1
Produttore
SCEA
Sviluppatore
Ready At Dawn Studios
Distributore
SCEE
Testo a schermo
Italiano
Parlato
Italiano
Disponibilità
Disponibile
Prezzo
39.90€
Screenshots